MILANO - Doveva essere il cavallo più grande del mondo, un'
enorme scultura in bronzo alta otto metri e pesante oltre 12 tonnellate
per celebrare Ludovico il Moro, duca di Milano.
Ma Leonardo da Vinci non ricevette abbastanza fondi per realizzarlo e il
suo committente si dovette accontentare di un modello in terra che dopo
16 anni di lavoro e pochi mesi di vita fu distrutto dai francesi che nel
1499 occuparono la città.
Ora, cinque secoli dopo, a ritentare l' impresa è un gruppo di scultori
americani che hanno già annunciato di voler offrire poi a Milano
il gigantesco cavallo: l' opera, una volta completata, dovrebbe essere
donata al Museo della Scienza e della tecnica del capoluogo lombardo, istituto
che è dedicato proprio a Leonardo da Vinci.
Per terminare la scultura occorre però ancora un anno di lavoro:
"Il progetto di Leonardo - ha sottolineato Gregory Glasson, il presidente
della fonderia americana Tallix - era molto ardito per il suo tempo e la
sua realizzazione pone problemi anche con la tecnologia di oggi".
E se Leonardo e Ludovico il Moro avevano problemi economici per reperire
il materiale e pagare gli operai, la situazione non è cambiata di
molto nemmeno oggi ai giorni nostri.
I costi della realizzazione del cavallo si aggirano attorno ai 5 miliardi
di lire e all' appello mancano ancora due miliardi: "L' opera è
a buon punto - ha spiegato Milan Kralik, uno dei sette autori della scultura
- ma per completarla dobbiamo trovare ancora un milione e mezzo di dollari.
Potremo così pagare sia il piedestallo che il trasporto, ma soprattutto
impostare un fondo perpetuo per la manutenzione, in modo che le spese non
gravino su chi riceverà il dono. Comunque, la raccolta dei fondi
è una sfida, ma non un problema".
La carta vincente degli americani, quella che Leonardo non poteva giocare
cinquecento anni fa, è lo sponsor: Roger Enloe, presidente della
"Leonardo da Vincìs Horse Incorporation", la società
costituita appositamente per realizzare il cavallo, spera infatti nel finanziamento
da parte di ditte americane, molto generose nelle donazioni per l' arte
anche perchè questi finanziamento negli Usa sono deducibili dalle
imposte.
Il Comune di Milano e la sovrintendenza ai beni architettonici sono già
al corrente del progetto.
A ottobre Roger Enloe incontrerà Formentini per mettere a punto
le ultime pratiche per il trasferimento della scultura. Gli americani vorrebbero
inaugurare in Italia il cavallo il 10 settembre del 1999, cinquecennto
anni dopo la distruzione dell' opera originale in terra da parte dei francesi.
L' idea di completare il progetto è venuta a Charles Dent, scultore
e collezionista di arte del Rinascimento, che negli anni settanta si è
messo alla caccia di tutti i disegni di Leonardo sparsi nei vari musei.
Lo studioso americano ha fondato così un gruppo di lavoro. Poi,
nel 1977 è morto e nel testamento ha donato tutti i suoi averi (oltre
un miliardo e mezzo di lire) alla realizzazione dell' opera. Il cognato
Roger Enloe gli è succeduto nella direzione dei lavori.
Il cavallo di bronzo viene modellato nella fonderia Tallix, che si trova
nello Stato di New York.